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Un complesso tra storia e leggenda

Per molto tempo la Fortezza di Montecarlo, situata alla  congiunzione tra la piana di Lucca e la Valdinievole, è rimasta  nell’immaginario di molti un luogo inaccessibile e fonte di curiosità e  mistero. Proprietà privata già dal lontano 1775, anno in cui il Granduca Pietro  Leopoldo di Toscana la disarmò, la spogliò di ogni strumento militare e la  vendette all’asta a privati, il complesso è ora, da quasi cent’anni, di proprietà  della famiglia Pardocchi-Menchini. Ed è grazie ai numerosi lavori di restauro e  conservazione portati avanti da questa famiglia sotto l’occhio vigile della  Soprintendenza che i visitatori possono finalmente ammirare, durante il periodo  di apertura al pubblico nei mesi estivi, queste strutture centenarie ed  immergersi in un tempo ed una dimensione così lontani e pieni di fascino, La storia della Fortezza risale  quasi sicuramente al XII secolo, sebbene non vi siano documenti archivistici o  archeologici che confermino questa data; uno dei documenti narra che nel 1329  un’orda di 800 cavalieri tedeschi, disertori dell’armata di Ludovico il Bavaro,  si stabilì nella Rocca del Cerruglio (questo era l’antico nome del complesso  militare iniziale) con i propri servitori e palafrenieri, e lì restò per alcuni  mesi, costituendosi nella compagnia di ventura di S.Giorgio. A quell’epoca la  rocca era già costituita da un torrione principale di forma semicircolare,  detto “mastio”, e da due torri a pianta quadrata, che con il mastio e le  cortine che li univano formavano una struttura triangolare massiccia ed  imponente, visibile ancora oggi. La struttura del torrione può però essere  ricondotta ad un’epoca precedente, appunto al XII secolo, se non addirittura al  secolo XI.

Fu intorno all’anno 1331 che la  Rocca del Cerruglio entrò a far parte della “storia internazionale”, vale a  dire nel momento in cui il re Giovanni di Boemia e suo figlio Carlo (il futuro  Carlo IV, incoronato imperatore dell’Impero Germanico nel 1346) vennero in  aiuto dei Lucchesi e scacciarono i Fiorentini da Lucca e dalle campagne  circostanti. La Rocca di Montecarlo ed il borgo vicino, Vivinaia (situato dove  ora sorge il cimitero del paese), allora in mano ai Fiorentini, furono da loro  abbandonati; durante la loro fuga Vivinaia fu completamente distrutta.  All’arrivo di Giovanni e Carlo fu deciso di costruire un nuovo borgo, adiacente  alla Rocca e protetto da essa e da alte mura di cinta, a cui venne dato il nome  di Mons Karoli, “il Monte di Carlo”, in onore o in ricordo del principe  giovinetto.

Imponenti lavori di restauro ed  ampliamento alla Rocca furono effettuati in un primo tempo intorno al 1397-1399  per mano di Mastro Lanfranco da Como, poi nel corso del XV secolo forse per  ordine di Paolo Guinigi, ed infine nel secolo XVI da Cosimo de’ Medici, che  fece erigere l’imponente complesso di bastioni ad archetti fiorentini ancora  oggi visibile dal lato del paese.

Il motivo per cui questo complesso venne così spesso  ristrutturato ed ampliato risiede principalmente nel fatto che esso si erge in  un punto strategico di estrema importanza per il controllo della piana di Lucca  e della Valdinievole. La collina di Montecarlo, infatti, è parte integrante di  una “cortina” di siti elevati, tra cui Montechiari ed Altopascio, che da sempre  sono serviti per l’avvistamento ed il controllo delle zone circostanti, e si  trova nel punto più favorevole per l’avvistamento di movimenti armati  provenienti da Lucca, Pisa e Firenze. Accadde, quindi, che queste tre città,  nelle loro continue lotte per la supremazia sul territorio circostante, si  siano contese la rocca ed i vantaggi strategici che da essa derivavano. Si  ritrovano infatti, nella Fortezza, resti di questi passaggi di potere,  essenzialmente rappresentati dagli stemmi che vi furono apposti ora dall’uno  ora dall’altro, a testimonianza del proprio controllo sul luogo. Ed è così che  troviamo, tra gli altri, su di una postierla lo stemma di Carlo IV di Boemia,  su di un’altra porta quello di Lucca, simboleggiato da S.Pietro con le chiavi  della città, quello della famiglia dei Poggio, ed infine lo stemma di Firenze.

Ma i ripetuti passaggi tra le  varie città ed i loro Signori hanno anche fatto sì che, col migliorare dei  sistemi di combattimento e degli armamenti, le strutture siano state in parte  modificate o addirittura realizzate secondo sempre nuovi sistemi di difesa.  Nella parte più antica, ad esempio, si trova ancora la porta di accesso al  mastio, realizzata ben più in alto del livello del terreno ed alla quale si  accedeva tramite una scala di legno che veniva tolta in caso di attacco da  parte del nemico. Sempre nello stesso complesso iniziale, si possono ancora  vedere le feritoie utilizzate per l’avvistamento ed il lancio delle freccie e  dei dardi, mentre altre in altri punti della costruzione sono state in seguito  allargate per permettere l’inserimento delle bocche di bombarda o di cannone.  La parte della fortezza di epoca medicea invece, al contrario della precedente,  è costruita secondo metodi e con materiali diversi, vale a dire utilizzando un  sistema di enormi bastioni e terrapieni atti a difendersi dai colpi di cannone  in uso a quell’epoca, ed una serie di cannoniere e caditoie (le buche nelle  cortine da cui si lasciavano cadere sul nemico pece, olio o sabbia bollente e  pietre) poste in luoghi particolari per frenare gli attacchi nemici. E  dappertutto camminamenti, cisterne per l’approvvigionamento di acqua e persino  un forno per la cottura del pane.

L’insieme della Fortezza di  Montecarlo rappresenta, quindi, un ottimo esempio di costruzione militare con  elementi rappresentativi sia dell’epoca medievale che di quelle successive,  fino ad arrivare ai primi del Novecento. Vi si trova anche, in corrispondenza  della piazza d’armi che si trovava tra la struttura medievale triangolare e quella  medicea, un bel giardino all’italiana, realizzato ai primi del secolo scorso su  disegno della Sig.ra Lidia Pardocchi, madre dell’attuale proprietaria, con  siepi di bosso e piante di limoni, arance amare, acanto ed alcuni esemplari  ormai rari di rosa antica. Le successive proprietà hanno infatti, benché  minimamente, apportato piccoli cambiamenti all’aspetto dei cortili interni,  anche questi testimonianze gradevoli ed interessanti di un periodo ed una  visione ben precisi. Il visitatore si trova quindi, nell’affacciarsi al cortile  all’inizio della visita, immerso in un mondo in cui sono assenti i rumori  cittadini, in un’ambiente in cui regna silenzio e tranquillità, e dove si  intrecciano in modo piacevole elementi propri delle costruzioni militari ed altri  che ricordano le dimore signorili dell’Ottocento e del Novecento.

Un percorso che illustra le  strutture attraverso la storia e le leggende, come quella dell’apparizione  della Madonna del Soccorso, venerata a Montecarlo, su di una delle due torri  quadrate e per questo chiamata ora “Torre dell’Apparizione”. Narra infatti la  leggenda che nella notte del lontano 24 gennaio del 1400 l’esercito pisano  tentò di attaccare Montecarlo scalando le mura del paese e sorprendendo gli  abitanti nel sonno; apparve però improvvisamente la Madonna sulle mura della  fortezza e con una grande luce trasformò la notte in giorno, terrorizzando il  nemico a tal punto da farlo scappare ed annegare nel Leccio, un piccolo  torrente che si era miracolosamente ingrossato ed aveva inondato la campagna  circostante. Ed ancora, gli stratagemmi usati dai proprietari e dai paesani  durante la Seconda Guerra Mondiale per nascondere uomini, donne e bambini nei  sotterranei della fortezza, perché non venissero trovati dai soldati tedeschi  che rastrellavano la zona. E numerosi altri aneddoti di cui questa struttura  porta il ricordo, ancora vivo nei racconti dei proprietari, da rivivere tra le  mura e le pietre della Fortezza, immersi in un’atmosfera d’altri tempi.

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