La tradizione teatrale nel paese di Montecarlo risale almeno al 1639, quando un gruppo di giovani propose al Comune di “comprare o far fare una scena e prospettiva per recitare comedie, acciò non habbino sempre accattarla da altre castelle inferiori a Monte Carlo come hanno fatto finora“.

Nel 1702, si formò a Montecarlo un’associazione chiamata Accademia degli Assicurati, con il proposito di mettere in scena nel paese, con attori locali o compagnie, delle rappresentazioni teatrali: l’insegna dell’Accademia era l’immagine della Vergine e di una torre, con chiara allusione alla fortezza e alla Madonna del Soccorso.

Intorno al 1750, l’Accademia acquistò un immobile privato e ne fece un teatro: l’istituzione venne soppressa dal Granduca di Toscana nel 1791, ma il teatro fu riaperto pochi anni dopo, nel 1795. L’Accademia venne in quell’anno rifondata con il nuovo nome dei “Rassicurati. L’armoniosa e minuscola saletta ovale, capace di 200 posti al massimo, è circondata da un doppio ordine di 22 altrettanto minuscoli palchetti, più i quattro di proscenio.

L’ambiente riproduce in miniatura le caratteristiche del classico “Teatro dell’Opera” dei secoli XVIII e XIX. Una lapide del 1894 ricorda lo scrittore e patriota montecarlese Enrico Franceschi, animatore di una filodrammatica paesana, che rese familiare ai Montecarlesi tutto il repertorio drammatico risorgimentale, dall’Alfieri al Manzoni, al Pellico, al Niccolini. All’ingresso, un’altra lapide ricorda l’intervento del poeta Giuseppe Ungaretti in difesa del piccolo Teatro minacciato di distruzione.

Sul minuscolo palcoscenico passò anche tutto il repertorio del melodramma italiano, da Rossini a Bellini, da Donizetti a Verdi.  Dopo il 1871, anche il giovane Giacomo Puccini frequentò il Teatro dei Rassicurati, in occasione delle gite a Montecarlo in compagnia della sorella Ramelde

L’Accademia si sciolse definitivamente nel 1922. Nel 1965 si progettò la demolizione dell’edificio, andato pian piano in disuso e dichiarato pericoloso per la pubblica incolumità. I vecchi Montecarlesi tuttavia si ribellarono e nel 1968 iniziarono i lavori di restauro e di ripristino del Teatro, che si conclusero nel 1973, quando esso fu riaperto con la memorabile ripresa dell’opera buffa Il Ciarlatano, di Domenico Puccini.

Nel Teatro si susseguono per tutto il corso dell’anno concerti e rappresentazioni di prosa e di teatro Amatoriale.

TEATRO DEI RASSICURATI
Via Carmignani, 14
55015 Montecarlo LU
+39 0583 22517
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APPROFONDIMENTO

La tradizione teatrale nel paese di Montecarlo risale almeno al 1639, quando un gruppo di giovani propose al Comune di “comprare o far fare una scena e prospettiva per recitare comedie, acciò non habbino sempre accattarla da altre castelle inferiori a Monte Carlo come hanno fatto finora”.

Mancano tuttavia altre notizie fino al 1702, quando si formò a Montecarlo un’associazione di benestanti e di possidenti, chiamata Accademia degli Assicurati, con il proposito di mettere in scena nel paese, con attori locali o compagnie, delle rappresentazioni teatrali: l’insegna dell’Accademia era l’immagine della Vergine e di una torre, con chiara allusione alla fortezza e alla Madonna del Soccorso, con il motto mediceo “Praesidium et Decus”, cioè “difesa” e “ornamento”, concetti ambedue assunti in riferimento sia alla figura divina che alla installazione militare paesana, già legate dalla leggenda del miracolo dell’apparizione protettrice della Madonna su di una torre.

L’Accademia trovò la sede per gli spettacoli in uno spiazzo all’aperto vicino alla Porta Nuova, con la possibilità di ricorrere al riparo di ampie cantine in caso di pioggia, messe a disposizione dalla famiglia fiorentina dei Bardi, che possedeva un palazzo, ancora esistente, in Montecarlo. Intorno al 1750, l’Accademia acquistò un immobile privato e ne fece un teatro, forse a pianta rettangolare: l’istituzione venne soppressa dal Granduca di Toscana nel 1791, insieme a molte altre del genere, ma il teatro fu riaperto pochi anni dopo, nel 1795. L’Accademia venne in quell’anno rifondata con il nuovo nome dei “Rassicurati” e la ricostruzione del teatro venne affidata all’architetto fiorentino Antonio Capretti.

L’armoniosa e minuscola saletta ovale, capace di 200 posti al massimo, è circondata da un doppio ordine di 22 altrettanto minuscoli palchetti, più i quattro di proscenio. L’ambiente riproduce in miniatura le caratteristiche strutturali ed ambientali del classico “Teatro dell’Opera” dei secoli XVIII e XIX.

Gradevoli, anche se molto ritoccate, le decorazioni a tempera dei parapetti, dei palchi e della volta, che mostrano festoni, cammei e drappeggi, di un gusto piuttosto eclettico. Nel corridoietto a ferro di cavallo che circonda la sala, al piano terra, di fronte all’ingresso centrale, una lapide del 1894 ricorda lo scrittore e patriota montecarlese Enrico Franceschi, animatore di una filodrammatica paesana agli inizi del Risorgimento, il quale, con la sua appassionata attività, rese familiare ai Montecarlesi tutto il repertorio drammatico risorgimentale, dall’Alfieri al Manzoni, al Pellico, al Niccolini. All’ingresso, un’altra lapide ricorda l’intervento del poeta Giuseppe Ungaretti in difesa del piccolo Teatro minacciato dalla distruzione. Sul minuscolo palcoscenico passò anche tutto il repertorio del melodramma italiano, da Rossini a Bellini, da Donizetti a Verdi, e di operisti ottocenteschi minori, oggi quasi del tutto dimenticati.

Dopo il 1871, anche il giovane Giacomo Puccini frequentò il Teatro dei Rassicurati, in occasione delle gite a Montecarlo in compagnia della sorella Ramelde, istitutrice in casa Macarini-Carmignani, oggi Palazzo Lavagna in via Carmignani. Nel 1894 il teatro fu ancora una volta restaurato ed ampliato con l’aggiunta delle quattro “barcacce” del proscenio.

L’Accademia si sciolse definitivamente nel 1922 e, con atto di donazione, cedette l’immobile al Comune. Nel 1965 si progettò la demolizione dell’edificio, andato pian piano in disuso e dichiarato pericoloso per la pubblica incolumità. I vecchi Montecarlesi tuttavia si ribellarono e nel 1968, per volontà popolare ed interessamento dell’Amministrazione comunale, iniziarono i lavori di restauro e di ripristino del Teatro, che si conclusero nel 1973, quando esso fu riaperto con la memorabile ripresa dell’opera buffa Il Ciarlatano, di Domenico Puccini, diretta dal maestro Herbert Handt, con scene di Marco Pasega.

Nel Teatro si susseguono per tutto il corso dell’anno concerti e rappresentazioni di prosa e di teatro amatoriale: questo amore per il teatro, che prosegue nel tempo, ha portato negli anni passati all’apertura della sede di SCUOLA TEATRO VIII, che ne continua la plurisecolare attività culturale. Vi si tengono anche incontri pubblici a cui la popolazione interviene spesso.

Proseguendo in salita verso la Fortezza, si trova sulla destra la seicentesca facciata del palazzo già Carmignani, poi Lavagna: di fronte, la salita e la troncatoia che immettono di nuovo in via Roma.

Chi, invece, dalla Porta Fiorentina, prende a sinistra ed entra in via Carli, può osservare subito a destra un notevole palazzo in laterizio e in pietra serena, tradizionalmente indicato come “Palazzo del Capitano”; alla costruzione è annesso anche un bell’orto chiuso, circondato dalle mura castellane, formanti all’esterno della Porta Fiorentina un bastione quadrangolare avanzato, restaurato dopo i gravi danni subiti nell’ultima guerra.

L’incrocio di via Carli con via Cairoli è uno dei punti più pittoreschi della passeggiata interna alle mura paesane: in fondo alla stradicciola torreggia la Porta Fiorentina con l’antica scaletta d’accesso al camminamento sulle mura; da un lato il rosseggiante Palazzo del Capitano, dall’altro una non meno interessante ed antica costruzione, che ha conservato ed in parte ripristinato le quattrocentesche finestre ad arco e si adorna, all’ultimo piano, di una graziosa e caratteristica altana. Salendo lungo la via Cairoli, ex “via del Teatro” e, ancor prima detta “Pescheria” dal nome di un’omonima strada dell’antica Vivinaia, sopravvive la vecchia biglietteria del Teatro dei Rassicurati, che, prima dell’ultimo restauro, aveva qui il suo ingresso principale.
Anche la via Cairoli, come la via Carmignani, sbocca nella Piazzetta della Fortezza, proprio in corrispondenza del massiccio torrione mediceo.